Dichiarazione di voto di fiducia
Data: 
Martedì, 31 Marzo, 2026
Nome: 
Paola De Micheli

A.C. 2809-A

Grazie, Presidente. Ci sono due approcci possibili a questo decreto in questo tempo di evidente, anche oggi, fragilità del Governo, della maggioranza, dopo la sconfitta al referendum. Uno è l'esercizio del gusto della polemica fine a sé stessa, l'altro è l'esercizio della responsabilità di provare pervicacemente a dare la sveglia ad un Governo e ad una maggioranza che, sul drammatico problema che stanno vivendo le famiglie e le imprese del nostro Paese, stanno sonoramente sonnecchiando. Il cosiddetto decreto Bollette era già debole e intempestivo nella sua prima stesura pre-referendaria e rimane incomprensibilmente inconcludente dopo quello che è successo anche pochi giorni fa nel nostro Paese. Crisi geopolitiche che caratterizzano questo tempo ci mettono in continua difficoltà sul piano energetico e non è che quando - auspicabilmente presto - arriverà la pace, torneremo al mondo di prima. Comunque saremo in una dimensione non solo geopolitica, ma anche energetica ed industriale, completamente diversa rispetto a qualche anno fa. Dentro quel voto che si è realizzato nel nostro Paese, che è un grande Paese industriale e manifatturiero, si annidavano tanti sentimenti degli italiani e tra questi noi leggiamo anche e soprattutto la diffusa consapevolezza dell'incapacità del Governo di dare risposte concrete ai problemi. Una traumatica confusione tra ciò che si dice e ciò che si fa, che dimostra la rimozione del principio di realtà. Gli italiani stanno pagando e continueranno a pagare questa rimozione che, a volte, ha tratti quasi morbosi. Nel merito, noi italiani ci accolliamo un differenziale di prezzo dell'energia elettrica con i nostri principali competitor europei pari a circa 25 euro al megawattora rispetto alla Germania; 35 rispetto alla Francia; addirittura 45 rispetto alla Germania. Queste risorse rappresentano una minore competitività delle nostre imprese, una riduzione traumatica del potere d'acquisto delle nostre famiglie e, soprattutto, le più vulnerabili. Numeri che condizionano ab origine la competizione della produzione industriale che è rimasta sotto i livelli pre-pandemia, confermando così i numeri di un quadro macroeconomico che è disastroso a queste condizioni, anche per i migliori, anche per le dimensioni imprenditoriali più grandi diventa quasi impossibile competere. Di fronte a tutto questo, il decreto poteva rappresentare uno strumento funzionale all'introduzione di riforme strutturali nel mercato energetico, che riducessero il costo dell'energia, non solo quando siamo nelle fasi di shock, soprattutto in quella che stiamo vivendo, ma che riducessero il costo dell'energia in maniera strutturale. Invece, il risultato finale di questo decreto è quello di redistribuire risorse già esistenti e di spostare oneri, addirittura altri oneri, nella bolletta. Il bonus per le famiglie vulnerabili di 115 euro non modifica le risorse appostate pari a 315 milioni. Il contributo ai venditori di energia elettrica per i clienti con ISEE fino a 25.000 euro è su base volontaria e solo l'intervento emendativo del Partito Democratico ha almeno evitato che fosse subordinato all'adesione a servizi accessori. Ci domandiamo: ma la principale preoccupazione del Governo è quella di risolvere i problemi ai venditori e agli operatori energetici, dimostrando così una sostanziale subalternità a questa categoria, oppure la preoccupazione è quella di risolvere i problemi delle famiglie e delle imprese? Perché leggendo questo decreto, questa domanda sorge spontanea. Anche le riduzioni degli oneri previsti per le imprese e le loro rimodulazioni degli incentivi esistenti, alla fine vengono spostati dentro al sistema e il conto viene trasferito in bolletta. L'incapacità di usare questo decreto come strumento di riforma strutturale si vede nell'assoluta assenza di volontà di modificare il meccanismo che lega l'elettricità e il gas e nell'esagerazione di una proroga inspiegabile per l'utilizzo del carbone fino al 2038. Noi non possiamo immaginare di cambiare il mix energetico da qui al 2038 e continuare ad usare il carbone. Questa, oltre a confermare un'assenza assoluta di sensibilità ambientale - va bene, questo lo sapevamo - certifica anche l'incapacità di pensare al futuro e dimostra un'assenza di consapevolezza del fatto che, tra l'altro, l'utilizzo di tale fonte non ridurrà il costo dell'energia.

Gli obiettivi sui quali abbiamo lavorato noi del Partito Democratico in questo decreto sono stati tre. Il primo: quello di rafforzare l'equità sociale. Abbiamo chiesto il riconoscimento automatico del contributo ai cittadini e sono stati approvati alcuni emendamenti in questa direzione: l'introduzione di maggiori tutele per i consumatori nell'ambito dei contatti PPA; gli aggiustamenti dei meccanismi di revamping degli impianti fotovoltaici e la modifica degli incentivi per il regime delle bioenergie. Sicuramente sono delle modifiche significative, ma non alterano minimamente la debolezza del risultato finale. Nessuna protezione per gli utenti delle reti di riscaldamento; l'esclusione degli enti del Terzo settore dagli oneri energetici; il rafforzamento dei parametri sugli indici di vulnerabilità, che abbiamo chiesto con una certa insistenza.

Il nostro secondo obiettivo in questo decreto era quello di proporre alternative tecnicamente fondate all'impostazione. Abbiamo proposto il contratto per differenza inverso per gli impianti marginali a gas, una replica sul lato termico della logica che ha già avuto successo per le fonti rinnovabili. Abbiamo proposto il meccanismo di stabilizzazione anticiclica del prezzo marginale, per comprimere automaticamente la volatilità dei prezzi, senza che ci siano interventi discrezionali del regolatore; l'accisa mobile sui prodotti energetici utilizzati per la produzione di energia elettrica. Abbiamo proposto il disaccoppiamento strutturale della componente ETS, del prezzo marginale, una proposta molto ambiziosa da portare alla Commissione europea. Insomma, i 4 miliardi di introiti degli ETS, vengono utilizzati solo per il 9 per cento. Ora, non può dire questo Governo che non ha le risorse: ci sono 4 miliardi e 3 aggiuntivi legati all'extragettito IVA, derivante dall'aumento dei prezzi. Queste risorse devono essere usate ai fini della transizione, perché possono consentire di realizzare queste riforme strutturali, alleggerendo del 10 per cento le utenze domestiche, del 20 per cento il costo della bolletta per le PMI. Ma voi niente, afoni anche su questo, sull'utilizzo della risorsa, anzi negando la realtà, perché l'obiettivo di questa risorsa è esattamente quello della transizione.

Il terzo filone di intervento che vi abbiamo proposto è quello di nuovi cantieri normativi, di riforma delle concessioni idroelettriche, prevedendo che il concessionario riservi una quota di energia a prezzi calmierati per i cittadini residenti e il comparto produttivo, a fronte di una riassegnazione delle concessioni, a fronte di investimenti che, peraltro, si rendono necessari sul fronte idrico; una riforma per le PMI consentendo loro di accedere alla garanzia pubblica per finalizzare l'aggregazione funzionale all'accesso delle medesime ai PPI.

Poi, sulle bioenergie, con la richiesta di una ragionevole proroga dei termini per l'uscita degli incentivi, introducendo una selettività anche per le rinnovabili, con l'invalidazione automatica solo per le soluzioni pregresse. E se sui data center non è negativo, anzi, riconosciamo che è condivisibile l'introduzione del procedimento unico è del tutto evidente che la norma non ha la capacità di limitare le speculazioni che in questo tempo sono particolarmente numerose.

Abbiamo proposto di destinare almeno un terzo dello strumento del gas release alle PMI, con una priorità ai settori che sono a maggior rischio delocalizzazione. Insomma, un decreto che poi ignora completamente le comunità energetiche, il teleriscaldamento e le isole minori.

Presidente, concludo. Questo decreto non raggiunge gli obiettivi di sicurezza energetica, non introduce nessuna riforma orientata alla stabilizzazione dei prezzi per le famiglie e le imprese, non introduce accelerazioni nella transizione e si dimostra completamente insufficiente per affrontare lo shock che stiamo vivendo. C'è un'immensa distanza tra il racconto che il Governo fa dei suoi provvedimenti e della loro efficacia nella situazione economica del Paese e la dura e inesorabile realtà che vivono i cittadini, che è sotto gli occhi di tutti. Quando si tratta di gestire le risorse di una famiglia o il bilancio di una piccola e media impresa, la “post-verità”, che è il modello con cui si approccia al Paese questo Governo, sta a zero. Sta a zero.

Nelle case degli italiani è diffusa la consapevolezza dell'incapacità di guardare al futuro del Governo, che sembra avere come unico obiettivo quello di ritornare al passato, ma quel passato non rassicura più nessuno. Se poi mettiamo insieme questo decreto con quello sui carburanti e quello del disastro su Transizione 5.0, raccontiamo la storia di un disastro.

Presidente, era un'occasione immediata per maggioranza e Governo di una riflessione, anche con l'opposizione, su una questione esiziale per famiglie e imprese, per ragionare insieme, per liberarci progressivamente dalle nostre schiavitù energetiche, piccole e grandi, per riorientarci verso l'autonomia energetica. Ma avete perso anche questa occasione.

Il PD voterà contro questo decreto, che non aiuta gli italiani. Siamo consapevoli di avervi proposto

 …con tutta la nostra forza strade alternative per avviare un nuovo piano industriale dell'energia in quello che è un Paese - il nostro Paese - che, nonostante voi, rimane un grande Paese manifatturiero.